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societa', le cui strutture siano basate soltanto su una discriminazione
economica, culturale e su un sistema competitivo, crea in se' delle
aree di compenso che servono come valvole di scarico all'intero sistema.
Il malato mentale ha assolto questo compito per molto tempo, anche perche'
era un "escluso" che non poteva conoscere da se' i limiti
della sua malattia e quindi ha creduto - come la societa' e la psichiatria
gli hanno fatto credere - che ogni suo atto di contestazione alla realta'
in cui e' costretto a vivere, sia un atto malato, espressione della
sindrome di cui soffre". Franco Basaglia
Lo stigma non ha senso. La discriminazione è
ingiusta, se non immorale. Il trattamento è possibile. Esso
deve essere reso disponibile.
In un tentativo di richiamare l'attenzione sullo stigma
e la discriminazione che circondano la salute mentale, il Presidente
del Consiglio ha indetto con direttiva del 25 giugno 2004 la "GIORNATA
NAZIONALE DELLA SALUTE MENTALE" per il giorno 5 dicembre c.a.
con gli obiettivi prioritari in materia di salute mentale
- della promozione dell'informazione, - de "la tutela della salute
mentale privilegiando il momento preventivo e inserendo i servizi
psichiatrici nei servizi sanitari generali in modo da eliminare ogni
forma di discriminazione e di segregazione pur nella specificità
delle misure terapeutiche, e da favorire il recupero e il reinserimento
sociale dei disturbati psichici"; - de "l'effettuazione
di iniziative di informazione, rivolte alla popolazione generale,
sui disturbi mentali gravi, con lo scopo di diminuire i pregiudizi
e diffondere atteggiamenti di maggiore solidarietà";
Lo stigma e la discriminazione sono i principali ostacoli che le persone
cha hanno problemi di salute mentale debbono affrontare oggi. Poche
sono le famiglie che non hanno un problema connesso alla salute mentale,
eppure quasi universali sono la vergogna e la paura che impediscono
alle persone di cercare aiuto. Le gravi violazioni dei diritti umani
negli ospedali psichiatrici, l'insufficiente disponibilità
di servizi di salute mentale nella comunità, gli schemi di
assicurazione iniqui e le pratiche di impiego discriminatorie sono
soltanto alcune delle prove che le persone con problemi di salute
mentale debbono affrontare. Gli individui e le istituzioni hanno la
responsabilità del perpetuarsi di queste pratiche.
Altre pratiche devono essere messe in moto:
· il riconoscimento della dignità e dei diritti di cittadinanza
dei sofferenti di disturbi psichici e dei loro familiari;
· un'assistenza adeguata sia in fase di cronicità sia
in quelle di acuzie e di emergenza;
· la riabilitazione psicosociale continuativa, cioè
abitativa, lavorativa e con servizi di supporto (cure e assistenza
domiciliare); tutto questo nella propria zona di residenza e con il
coinvolgimento delle famiglie;
· la chiusura definitiva degli ultimi ospedali psichiatrici,
privati e giudiziari, senza ricostituire strutture neomanicomiali
nelle quali si entra per non uscire più;
· un buon lavoro di prevenzione e di diagnosi precoce nel campo
della salute mentale, in collaborazione con le scuole e con i medici
di base, ascoltando e trovando concrete risposte ai bisogni;
· un uso limitato, cosciente e razionale degli psicofarmaci;
· una campagna continua di lotta contro il pregiudizio;
· l'applicazione dei piani regionali che restano sulla carta
per conservazione della statu quo.
Si rifiuta categoricamente la logica del nuovo
internamento che è alla base di un processo legislativo volto
al cambiamento della legge 180, con la definitiva chiusura dei manicomi
e del pregiudizio che con essi si accompagnava, che farebbe uscire
l'assistenza psichiatrica dal circuito dei servizi pubblici a favore
dello sviluppo di aggregazioni private, cui affidare la custodia delle
persone.
In questo senso si respinge la proposta di legge Burani-Procaccini
che privilegia la difesa sociale ed il controllo, rilanciando il concetto
di pericolosità. Infatti: prevede" l'inserimento coatto
in una struttura protetta"; stabilisce la separazione tra divisioni
ospedaliere psichiatriche e servizi territoriali; esaspera l'aspetto
medico- ospedaliero; restringe fortemente la libertà personale;
stabilisce, per ogni Regione; la costituzione di almeno 3 strutture
residenziali ad alta protezione; ripropone l'ergoterapia e la rieducazione
forzata; riserva alla gestione pubblica i soli interventi di urgenza
ed emergenza nonché quelle di ispezione sulle strutture private;
riapre concretamente i manicomi.
Si esprime il sostegno e l'attiva solidarietà agli utenti,
ai loro familiari e a quegli operatori che, attraverso il loro duro
lavoro accanto a chi soffre, hanno dimostrato che è possibile
far Salute Mentale vicino alla gente, senza avere mai più bisogno
di vecchi o nuovi manicomi, ma rilanciano il concetto di partecipazione,
di integrazione anche e soprattutto attraverso il lavoro, discrimine
della nostra era.
Si lancia un appello a tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei
più deboli e la lotta contro ogni forma di repressione alla
partecipazione e alla riflessione.
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